Cari amici viaggiatori, oggi vi porto in un luogo che mi ha letteralmente rapito l’anima, un angolo di mondo dove la storia si intreccia con una spiritualità palpabile e commovente.

Parliamo di Gerusalemme, una città che da sola è un’emozione, e in particolare di uno dei suoi simboli più potenti e sentiti: il Muro del Pianto, o Kotel come lo chiamano in ebraico.
Ricordo ancora la prima volta che mi sono trovata di fronte a quelle pietre millenarie, custodi silenziose di innumerevoli preghiere e desideri. È stato un momento di pura magia, quasi un viaggio nel tempo, dove ogni volto intorno a me raccontava una storia di fede e speranza.
Non è solo un sito archeologico, credetemi, è un’esperienza che ti entra dentro, che ti cambia qualcosa nel profondo. In un mondo che corre veloce, visitare un luogo così antico ma sempre vivo, frequentato da persone di ogni credo e provenienza, è un promemoria potente della nostra comune umanità e della persistenza della fede attraverso i secoli.
Molti pensano sia solo un muro, ma vi assicuro che è molto di più: è un cuore pulsante di storia e devozione. Curiosi di scoprire tutti i segreti e le emozioni che questo luogo unico sa regalare?
Un Viaggio nell’Anima: La Magia Indescrivibile del Kotel
L’Atmosfera che Avvolge: Silenzio e Fervore a Confronto
Appena si varca la soglia della piazza antistante il Muro Occidentale, si viene avvolti da un’atmosfera unica, densa di spiritualità e storia. Ricordo di aver sentito un silenzio quasi reverenziale, rotto solo dal mormorio delle preghiere e dal fruscio dei foglietti infilati tra le pietre.
È un luogo dove il tempo sembra fermarsi, dove le preoccupazioni quotidiane svaniscono, lasciando spazio a una profonda riflessione interiore. Non importa la propria fede o provenienza, ci si sente parte di qualcosa di immenso, un legame invisibile che unisce migliaia di persone.
Ho visto anziani rabbini con i loro tallit (scialli di preghiera) e i tefillin (filatteri) pregare con un’intensità commovente, giovani soldati con lo sguardo serio e turisti da ogni angolo del mondo, tutti uniti da un desiderio comune di connessione.
È un’esperienza che non si può spiegare a parole, bisogna viverla per capirne la profondità. Questo muro non è solo pietra, è un testimone silenzioso di duemila anni di storia, speranze e lacrime.
Ogni fessura, ogni segno sulle sue antiche pietre sembra raccontare una storia, un lamento, una supplica. E proprio questo rende il Kotel un luogo vivo, che pulsa di un’energia che ti entra dentro e ti lascia un’impronta indelebile.
Ho avuto la fortuna di visitarlo in momenti diversi della giornata, e ogni volta l’emozione è stata unica: all’alba, con la luce dorata che accarezza le pietre, o al tramonto, quando le ombre si allungano e le preghiere si intensificano.
È sempre un’esperienza nuova, vibrante, che ti ricorda la forza della fede e la persistenza dell’umanità.
Separati ma Uniti: Le Sezioni di Preghiera e il Rispetto delle Tradizioni
Una delle prime cose che si nota arrivando è la divisione della piazza in due aree distinte: una più grande per gli uomini e una più piccola per le donne, separate da una barriera.
Questa divisione, che per noi occidentali può sembrare insolita, è profondamente radicata nelle tradizioni ebraiche e va rispettata con la massima sensibilità.
Ho osservato le donne con la testa coperta (anche se non è obbligatorio coprirsi il capo per le donne, è un segno di rispetto) che pregavano in silenzio, alcune appoggiando la fronte direttamente sulle pietre, altre sussurrando parole e lasciando i loro bigliettini con desideri e suppliche nelle fessure del muro.
Nel lato maschile, invece, le preghiere sono spesso più vocali, con uomini che cantano i Salmi, formano gruppi di studio e si dondolano ritmicamente. È un contrasto affascinante che sottolinea le diverse espressioni di fede, pur mantenendo un’unità di intenti e devozione.
Ricordo di aver visto un ragazzino, forse di dieci anni, con la sua kippah (il copricapo ebraico) che pregava con una serietà incredibile, e dall’altra parte, un gruppo di donne che si abbracciavano e si sostenevano a vicenda in un momento di intensa preghiera.
Mi ha colpito come, nonostante le differenze, l’energia spirituale fosse la stessa, profonda e autentica. È fondamentale presentarsi con un abbigliamento consono: per gli uomini è richiesto un copricapo (spesso fornito gratuitamente sul posto), e per tutti è consigliabile indossare pantaloni o gonne lunghe e coprire le spalle.
Un Tuffo nel Passato: La Storia Millenaria del Kotel
Le Origini del Simbolo: Dal Secondo Tempio alle Pietre Erodiane
Il Muro del Pianto, o Muro Occidentale (Hakotel HaMa’aravi, in ebraico), non è un semplice muro, ma l’unica porzione rimasta del muro di contenimento del Secondo Tempio di Gerusalemme.
Questo Tempio, completato da Erode il Grande, era il fulcro della vita religiosa ebraica circa duemila anni fa. Quando nel 70 d.C. le truppe romane di Tito distrussero Gerusalemme e il Tempio, solo questa sezione del muro sopravvisse.
La storia narra che Tito volesse lasciarlo in piedi come monito della vittoria romana, ma per gli ebrei divenne un simbolo della promessa di Dio di proteggere una parte del Tempio, a significare la sua eterna alleanza con il popolo.
Ogni volta che tocco quelle pietre imponenti, frutto di una maestria architettonica incredibile per l’epoca, sento il peso di secoli di storia e la resilienza di un popolo.
È difficile non emozionarsi pensando a quante generazioni hanno pregato qui, a quante speranze e dolori sono stati affidati a queste mura. È un ponte tangibile con un passato glorioso e, al tempo stesso, doloroso.
Queste pietre, così grandi e perfettamente incastrate, sono un testamento della grandezza del regno di Erode e dell’importanza che il Tempio rivestiva per la vita religiosa e sociale di Gerusalemme.
Oltre la Superficie: L’Esplorazione dei Tunnel del Muro Occidentale
Se la vista del Muro dalla piazza è già impressionante, l’esperienza dei Tunnel del Muro Occidentale (Western Wall Tunnels) è qualcosa che consiglio a tutti di non perdere.
Si tratta di un viaggio affascinante nelle profondità archeologiche della città, che rivela la vera estensione di questo muro colossale, gran parte del quale è nascosto sotto gli edifici dell’attuale quartiere musulmano.
Ho percorso questi tunnel con una guida che, con la sua narrazione, ha reso vivida la storia di scavi, scoperte e millenni di stratificazioni. Lì sotto, ti rendi conto della vera dimensione delle pietre erodiane, alcune delle quali sono gigantesche, e della complessità ingegneristica di questa costruzione.
È un’immersione completa in un passato nascosto, che ti porta vicino a quello che era il Santo dei Santi, il luogo più sacro del Tempio. È come leggere un libro di storia vivo, dove ogni roccia, ogni frammento, ogni pavimento antico ha una sua storia da raccontare.
Mi ha lasciato senza fiato vedere le diverse epoche che si sono succedute, camminando su pavimenti romani e scoprendo strutture che risalgono al Primo Tempio.
È un’avventura che unisce archeologia, storia e una profonda spiritualità, un’esperienza che ti fa apprezzare ancora di più la resilienza e la continuità di Gerusalemme.
| Aspetto | Informazioni per i Visitatori |
|---|---|
| Orari di accesso | Accesso alla piazza 24 ore su 24, 7 giorni su 7. I tour dei Tunnel hanno orari specifici. |
| Costo | L’accesso alla piazza del Muro del Pianto è gratuito. I tour dei Tunnel sono a pagamento (circa 30 NIS per adulto). |
| Abbigliamento consigliato | Vestiti modesti, spalle coperte, pantaloni/gonne lunghe. Gli uomini devono indossare una kippah (fornita gratuitamente). |
| Controlli di sicurezza | Controlli di sicurezza stringenti all’ingresso della piazza. |
| Cosa portare | Documento d’identità/passaporto potrebbe essere richiesto. |
| Periodi da evitare | Lo Shabbat (dal venerdì sera al tramonto del sabato) e le principali festività ebraiche possono essere molto affollati. |
Rituali e Tradizioni: Vivere la Fede al Muro
Preghiere tra le Fessure: Un Messaggio al Cielo
Una delle tradizioni più toccanti e universali al Muro del Pianto è quella di scrivere preghiere o desideri su piccoli foglietti di carta e infilarli nelle fessure tra le pietre.
Ho visto persone di ogni età e provenienza compiere questo gesto con una serietà e una speranza che commuovono. L’ho fatto anch’io, e devo dire che c’è qualcosa di incredibilmente intimo e potente nel lasciare lì un pezzo del proprio cuore, sapendo che milioni di altri prima di te hanno fatto lo stesso.
Si dice che le preghiere lasciate nel Muro si avverino, perché la Presenza Divina non abbandona mai questo luogo sacro. Ogni sei mesi circa, questi bigliettini vengono raccolti e seppelliti, in segno di rispetto per le sacre scritture.
È un rito antico di centinaia di anni, un filo invisibile che lega le generazioni passate, presenti e future in una continua conversazione con il divino.
È un momento di silenzio, di profonda concentrazione, un dialogo personale che si intreccia con quello collettivo. Credetemi, vedere quelle fessure straripanti di bigliettini, ognuno custode di un’intima speranza, è un’immagine che rimane impressa nella mente e nel cuore.

Donne del Muro: Un Movimento per l’Eguaglianza
Non tutti sanno che il Muro del Pianto è stato anche teatro di importanti battaglie per l’eguaglianza religiosa, in particolare per quanto riguarda il ruolo delle donne nella preghiera pubblica.
Il gruppo “Women of the Wall” (Donne del Muro) ha condotto per anni una lotta per ottenere il diritto di pregare ad alta voce, di leggere i rotoli della Torah e di indossare indumenti rituali tradizionalmente riservati agli uomini nella sezione a loro dedicata.
Ho seguito con interesse le vicende di queste donne coraggiose, che con la loro determinazione hanno sfidato interpretazioni restrittive dell’ebraismo ortodosso, cercando di affermare un diritto fondamentale all’espressione della propria fede in modo egualitario.
Anche se la situazione è complessa e ha visto arresti e controversie nel corso degli anni, dal 2013 le donne hanno ottenuto il diritto di pregare ad alta voce e usare simboli religiosi maschili nelle loro aree.
Questa è una storia di persistenza, di donne che non si sono arrese di fronte alle difficoltà, per un ideale di inclusione e pari dignità spirituale. Mi fa pensare a quanto sia importante la voce di ognuno, soprattutto quando si tratta di libertà di espressione e di fede.
Emozioni e Consigli Pratici per il Tuo Viaggio
Il Momento Migliore per Visitare e Cosa Aspettarsi
La mia esperienza mi ha insegnato che il Muro del Pianto è un luogo vibrante a qualsiasi ora, ma ci sono momenti in cui la sua magia si percepisce ancora più intensamente.
Molti consigliano di visitarlo la mattina presto, prima delle 9, per evitare la folla e i gruppi organizzati, godendosi un’atmosfera più intima. Ho provato questa sensazione di pace all’alba, quando le luci della città si stavano ancora accendendo e il mormorio delle prime preghiere creava un’eco quasi mistica.
Tuttavia, devo ammettere che visitare il Muro durante lo Shabbat (dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato) è un’esperienza completamente diversa e altrettanto potente, anche se non è consentito scattare foto né accedere all’area di preghiera in quel giorno.
La piazza si anima di famiglie, di canti e di una gioia contagiosa, che celebra la sacralità del riposo. È un momento in cui la comunità ebraica si riunisce, e assistere a questa celebrazione collettiva è davvero toccante.
Indipendentemente dall’orario, preparatevi a controlli di sicurezza rigorosi all’ingresso, ma sono per il bene di tutti e parte integrante dell’esperienza a Gerusalemme.
Consigli Essenziali per un’Esperienza Autentica e Rispettosa
Per vivere al meglio la visita al Muro del Pianto, oltre all’abbigliamento modesto di cui abbiamo già parlato (spalle coperte, gonne o pantaloni lunghi, kippah per gli uomini), ci sono alcune piccole attenzioni che possono fare la differenza.
Prima di tutto, l’atteggiamento: anche se siete solo turisti, è un luogo di profonda devozione, quindi mantenete un tono di voce basso e un comportamento rispettoso.
Ho visto persone che, senza volerlo, disturbavano i fedeli con risate o selfie troppo esuberanti. Ricordo che, dopo aver pregato e lasciato il mio bigliettino, mi sono allontanata lentamente, senza dare le spalle al Muro, un gesto di rispetto che ho imparato osservando i fedeli.
Non è un obbligo, ma un bel modo per onorare il luogo. Se volete scattare foto, è generalmente permesso, ma fatelo con discrezione, evitando di riprendere persone troppo da vicino senza il loro consenso, soprattutto se stanno pregando.
Cercate di cogliere l’essenza del luogo senza essere invadenti. E non dimenticate di prendervi un momento per sedervi, osservare, e semplicemente assorbire l’energia di questo posto incredibile.
È un’opportunità unica per connettersi con una storia millenaria e con la spiritualità che permea ogni pietra.
Concludendo il Nostro Viaggio tra le Pietre
Cari amici e compagni di viaggio, eccoci alla fine di questa intensa esplorazione del Muro del Pianto. Spero davvero di avervi trasmesso almeno una parte delle emozioni indescrivibili che ho provato in quel luogo sacro, un’esperienza che mi ha toccato nel profondo e mi ha lasciato un segno indelebile nell’anima. Gerusalemme, e in particolare il Kotel, non è una semplice destinazione sulla mappa, ma un vero e proprio viaggio interiore, un crocevia di storie millenarie e di speranze che continuano a pulsare, instancabili, tra quelle pietre antiche. Ogni volta che ripenso al mormorio delle preghiere, all’energia palpabile nell’aria, ai volti segnati dalla fede, sento ancora quella scintilla di connessione che ci lega a qualcosa di molto più grande di noi. È un promemoria potente della forza dello spirito umano e della bellezza di un’eredità che resiste al tempo. Se c’è un luogo che vi consiglio di visitare almeno una volta nella vita per nutrire l’anima, è proprio questo. Non ve ne pentirete, credetemi.
Consigli Utili per un’Esperienza Indimenticabile
1. Il Momento Magico della Visita: Scegliere con Cura l’Orario. Dal mio punto di vista, il momento migliore per visitare il Muro del Pianto e percepirne l’energia in modo più intimo è senza dubbio la mattina presto, idealmente prima delle nove. In quell’ora, la piazza è meno affollata dai gruppi turistici e potrete godere di un’atmosfera quasi surreale, avvolta in un silenzio che amplifica il suono delle preghiere e la sensazione di spiritualità. Ho avuto la fortuna di esserci all’alba in diverse occasioni, e la luce che accarezza le antiche pietre rende tutto ancora più suggestivo. Se invece siete alla ricerca di un’esperienza più vivace e comunitaria, potreste considerare il venerdì pomeriggio, prima del tramonto, quando la gente inizia a radunarsi per dare il benvenuto allo Shabbat, anche se in quel momento non è possibile scattare foto per rispetto. È comunque un’opportunità unica per assistere a una celebrazione autentica della fede ebraica. Indipendentemente dalla vostra scelta, sappiate che ogni momento al Kotel ha la sua peculiare magia, basta essere aperti a coglierla.
2. L’Importanza dell’Abbigliamento e del Rispetto delle Tradizioni. Quando ci si avvicina a un luogo così sacro come il Muro del Pianto, l’abbigliamento gioca un ruolo fondamentale nell’esprimere il proprio rispetto per le tradizioni locali. Personalmente, trovo che vestirsi in modo modesto sia un piccolo gesto che fa una grande differenza, permettendoti di integrarti nell’atmosfera di devozione che permea il luogo. Per le donne, consiglio di coprire le spalle e le ginocchia, optando per gonne o pantaloni lunghi, mentre per gli uomini è essenziale indossare un copricapo, la tradizionale kippah, che viene generalmente fornita gratuitamente all’ingresso della sezione maschile. Ricordo la prima volta che ho indossato una kippah; mi sono sentita subito più parte di quell’ambiente, in sintonia con le persone intorno a me. Non è una questione di imposizione, ma di sensibilità culturale e di un sincero desiderio di onorare un luogo che ha un significato profondo per milioni di persone. Mantenere un tono di voce basso e un comportamento pacato contribuirà ulteriormente a un’esperienza più autentica e rispettosa per tutti i presenti. È davvero una questione di cuore.
3. Lasciare un Messaggio al Cielo: la Tradizione dei Bigliettini. Una delle pratiche più commoventi e iconiche al Muro del Pianto è sicuramente quella di scrivere una preghiera o un desiderio su un piccolo pezzetto di carta e infilarlo tra le fessure delle sue antiche pietre. È un gesto che ho compiuto anch’io più volte, e ogni volta è un momento di profonda riflessione e speranza. Non importa quale sia la vostra fede, questo rito vi permette di connettervi con una tradizione millenaria e di affidare i vostri pensieri più intimi a un luogo che per molti è la dimora della Presenza Divina. Ho visto anziani e bambini, credenti e curiosi, tutti compiere questo gesto con la stessa serietà e devozione, unendo le loro voci silenziose in un coro di suppliche. È un’esperienza incredibilmente personale ma al tempo stesso universale. Portate con voi un piccolo blocco note e una penna, o usate i foglietti che a volte sono disponibili in loco. È un modo tangibile per lasciare una parte di voi in questo luogo sacro e sentire una connessione speciale con la sua storia e la sua spiritualità. Non perdete questa opportunità unica di comunicazione.
4. L’Avventura Sotterranea: Non Perderti i Tunnel del Muro Occidentale. Se pensavate che il Muro del Pianto fosse solo la porzione visibile dalla piazza, vi sbagliavate di grosso! I Tunnel del Muro Occidentale sono un’esperienza archeologica che definirei imperdibile, un vero e proprio viaggio nel tempo sotto le fondamenta dell’antica Gerusalemme. Ho avuto la fortuna di fare questo tour guidato, e devo ammettere che mi ha lasciato a bocca aperta. Camminare lungo quelle antiche strade, ammirare le gigantesche pietre erodiane che formano la base del muro, alcune delle quali pesano centinaia di tonnellate, è qualcosa di straordinario. Ti rendi conto della grandezza e della complessità di questa costruzione millenaria. Consiglio vivamente di prenotare il tour con largo anticipo, poiché i posti sono limitati e la richiesta è molto alta. Una guida esperta saprà far rivivere la storia e l’archeologia di questo luogo in un modo che un semplice libro non potrebbe mai fare. È un’opportunità unica per comprendere appieno la storia del Secondo Tempio e la stratificazione di millenni di civiltà sotto i tuoi piedi. Un vero tesoro nascosto che aspetta solo di essere scoperto.
5. Oltre il Muro: Esplorare la Città Vecchia per un’Esperienza Completa. Il Muro del Pianto è indubbiamente il cuore pulsante di Gerusalemme, ma per vivere un’esperienza davvero completa e immersiva, vi esorto a esplorare anche le altre meraviglie della Città Vecchia. Dopo aver dedicato il giusto tempo al Kotel, perdetevi tra i vicoli dei quartieri cristiano, armeno e musulmano. Ogni angolo racconta una storia, ogni mercato è un tripudio di colori, suoni e profumi che stuzzicano i sensi. Ho passato ore a girovagare senza meta, scoprendo piccole botteghe artigiane, assaggiando delizie locali e lasciandomi sorprendere da scorci inaspettati. La Cupola della Roccia, la Chiesa del Santo Sepolcro, il Cardo Romano… ogni sito ha la sua unicità e contribuisce a creare un mosaico culturale e spirituale incredibile. Non limitatevi a un solo punto di interesse; lasciate che la città vi guidi e vi sveli i suoi innumerevoli segreti. È un’opportunità per immergersi completamente nella storia e nella cultura di uno dei luoghi più significativi del mondo, un’avventura che vi arricchirà sotto ogni punto di vista. La vera Gerusalemme si rivela a chi sa esplorarla con curiosità e un po’ di spirito di avventura.
Punti Chiave da Ricordare per la Tua Visita
In sintesi, la visita al Muro del Pianto non è una semplice escursione turistica, ma un’immersione profonda nella storia e nella spiritualità che consiglio di affrontare con la giusta preparazione e apertura mentale. Ricorda che è un luogo di preghiera attivo, quindi l’approccio rispettoso e un abbigliamento adeguato sono fondamentali per vivere appieno l’esperienza e non mancare di riguardo ai fedeli. Personalmente, ho trovato che la possibilità di lasciare un bigliettino con una preghiera tra le fessure delle pietre sia un gesto di una potenza emotiva unica, che ti lega a una tradizione millenaria. Non sottovalutare l’importanza di esplorare anche i Tunnel del Muro Occidentale: rappresentano un’opportunità straordinaria per comprendere la vera portata e la complessa storia archeologica di questo sito, offrendo una prospettiva totalmente diversa. Gerusalemme è una città che parla all’anima, e il Kotel ne è forse la voce più antica e risonante, un luogo dove il passato incontra il presente in un eterno dialogo di fede e speranza. Preparati a essere toccato nel profondo, perché questo muro sa davvero come parlarti.
Domande Frequenti (FAQ) 📖
D: Come ci si deve vestire per visitare il Muro del Pianto? Ci sono regole particolari?
R: Assolutamente sì, carissimi! Questo è un luogo sacro di profondo rispetto, quindi l’abbigliamento è importante, direi fondamentale. Ricordo la mia prima visita, ero un po’ in ansia di non fare errori o di sembrare irrispettosa.
La regola d’oro è la modestia. Per le donne, spalle e ginocchia devono essere coperte; io di solito opto per una gonna lunga o pantaloni non troppo aderenti, e porto sempre con me una sciarpa o un foulard da tenere a portata di mano per coprire le spalle, magari anche il capo se si decide di entrare nell’area di preghiera femminile più vicina al Muro.
Per gli uomini, è richiesto un copricapo, come la kippah, che viene spesso offerta gratuitamente all’ingresso. È un gesto molto carino e da accettare, a mio parere!
Assolutamente niente pantaloncini corti o canottiere per nessuno, l’idea è mostrare rispetto per il luogo e per chi vi si reca a pregare. Non preoccupatevi troppo, è tutto molto chiaro una volta arrivati, ma essere preparati vi farà sentire più a vostro agio e in sintonia con l’atmosfera sacra del posto.
È un piccolo gesto che fa una grande differenza nell’esperienza complessiva, ve lo assicuro.
D: Posso lasciare un bigliettino con una preghiera tra le pietre del Muro? Come funziona?
R: Certo che sì! E credetemi, è uno dei momenti più toccanti e personali che vivrete. Io stessa, ogni volta che ritorno, porto con me un piccolo foglietto con i miei desideri e le mie preghiere più intime.
L’usanza vuole che si scrivano i propri pensieri, le proprie speranze, richieste o anche ringraziamenti su un pezzetto di carta e lo si inserisca con delicatezza tra le fessure delle antiche pietre del Muro.
Non c’è un formato specifico per il bigliettino, potete usare qualsiasi pezzo di carta e una penna; spesso, nei dintorni del Muro, troverete anche venditori di souvenir che offrono piccoli kit con carta e penna, ma non è affatto obbligatorio acquistarli.
L’importante è l’intenzione e il significato che ci mettete. È un gesto simbolico di affidare le proprie parole direttamente a un luogo che si ritiene particolarmente vicino al divino, un tramite speciale.
Ricordo ancora la sensazione di profonda pace che mi ha pervaso mentre cercavo il piccolo spazio giusto per il mio biglietto, sentendomi parte di una tradizione millenaria che unisce persone da tutto il mondo.
È un momento davvero potente ed emotivo, non perdetevelo per nulla al mondo!
D: Il Muro del Pianto è visitabile solo da ebrei? O anche noi, non ebrei, possiamo accedervi liberamente?
R: Questa è una domanda che mi fanno in tanti ed è importantissimo chiarirla subito, senza esitazioni! Assolutamente no, amici miei! Il Muro del Pianto è un luogo aperto a tutti, indipendentemente dalla propria fede o provenienza.
È uno dei luoghi più inclusivi e accoglienti che abbia mai avuto il privilegio di visitare. Certo, è il sito più sacro per l’ebraismo, un luogo di preghiera e pellegrinaggio fondamentale, ma la sua energia e il suo significato spirituale sono universali.
Ricordo di aver visto persone di ogni nazionalità e credo – cristiani, musulmani, agnostici, turisti curiosi – tutti lì, in silenzioso rispetto o in profonda contemplazione.
L’unica separazione che troverete, in accordo con le tradizioni religiose, è quella tra uomini e donne nell’area di preghiera più vicina al Muro stesso.
Ma potete comunque accedere a entrambi i lati, camminare, osservare, e vivere appieno l’atmosfera senza alcun problema. Non abbiate timore, la città santa accoglie tutti a braccia aperte, e il Kotel ne è l’esempio più lampante di questa inclusività.
È un luogo dove le differenze si annullano e prevale un senso di comune umanità e spiritualità che tocca l’anima. Venite senza esitazione, l’esperienza vi arricchirà immensamente, credetemi!






